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martedì 29 novembre 2011

A Durban 200 Paesi per il futuro della Terra

Sara' in Qatar, il Paese che emette piu' CO2 pro-capite (53,4 tonnellate all'anno, tre volte quelle di un americano e 10 quelle di un cinese), la prossima Conferenza mondiale dell'Onu sui cambiamenti climatici (dal 26 novembre al 7 dicembre 2012). L'annuncio e' arrivato dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (Unfccc) dal vertice in corso a Durban in Sudafrica (la 17/a Conferenza delle parti, in breve Cop17), e dove i Paesi ALBA (Venezuela, Cuba, Bolivia, Ecuador, Honduras, Nicaragua, Dominica, Saint Vincent e Grenadine, Antigua e Barbuda), si sono mostrati preoccupati dall'ipotesi di un periodo senza il protocollo di Kyoto e hanno chiesto di non fare altri ritardi per un accordo fino al 2020. A Durban il Wwf, l'Oxfam, e l'International chamber of shipping (che rappresenta oltre l'80% della flotta mercantile mondiale) hanno avanzato la proposta di tagliare ulteriormente le emissioni di gas serra derivanti dal traffico marittimo internazionale (pari al 3% del totale), chiedendo all'Organizzazione marittima internazionale (Imo) una regolamentazione chiara attraverso incentivi e norme globali.

Intanto si definiscono le posizioni dei diversi governi al tavolo dei negoziati, sia sul protocollo di Kyoto che sull'accordo globale. Secondo alcuni osservatori scientifici infatti i due nodi potrebbero viaggiare su uno stesso percorso: quello che si dice e' che potrebbe diventare ''accettabile'' un impegno sul prolungamento del protocollo di Kyoto (in forma emendata) ''in cambio di un impegno sul trattato globale'' di lungo periodo. L'Ue sarebbe pronta a un nuovo accordo sulla riduzione delle emissioni da realizzare per il 2020. Gli Usa (che non hanno ratificato il protocollo di Kyoto) si dicono contrari a un accordo che non includa i Paesi emergenti, come la Cina; sulla stessa linea la posizione di Russia e Giappone comunque contrari a un Kyoto 2. Sul Canada continua a girare la voce che possa uscire da Kyoto gia' quest'anno. Infine i Paesi ALBA hanno ricordato ai Paesi sviluppati di assumersi le responsabilita' per le maggiori emissioni del passato, e definendosi preoccupati dalla possibilita' di un periodo senza Kyoto chiedono di riaprire il dibattito sul Fondo verde per il clima (100 miliardi di dollari all'anno entro il 2020).

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