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sabato 26 novembre 2011

ENERGIA: sei interventi premiati

Trovare i giri giusti
Il Nerviano Medical Sciences è la più grande azienda italiana nel settore della ricerca e dello sviluppo farmaceutico nel settore oncologico. I suoi laboratori hanno bisogno di essere mantenuti a temperature e in condizioni costanti per funzionare, tutti i giorni, 24 ore su 24. I motori degli impianti per la climatizzazione viaggiavano perciò sempre alla velocità massima. È stato sufficiente affiancare degli inverter in grado di ridurre il numero di giri anche al 50% nelle ore notturne per avere un risparmio di più di 500 MWh all'anno, che ha consentito di ripagare la spesa in sei mesi appena.
La scuola automatica
La Scuola primaria di Piobesi Torinese è stata inaugurata solo nel 2010 e intitolata all'Unità d'Italia. I progettisti l'hanno pensata per sposare i concetti di ecologia e risparmio, con pannelli fotovoltaici bene in vista, l'uso di materiali sani, la raccolta dell'acqua piovana per irrigare il giardino. Aggiungere apparecchi per la regolazione automatica dei sistemi tecnologici, dall'accensione della luce comandata da sensori per il rilevamento della presenza delle persone all'interruttore crepuscolare per l'illuminazione esterna per guadagnare altri 6.600 kWh all'anno. Il ritorno dell'investimento è stato calcolato in 7 anni.
I motori per gli pneumatici
Nell'impianto di Settimo Torinese della Pirelli la sala Banbury è quella dove vengono create le mescole di base per realizzare gli pneumatici. I motori avevano vent'anni e non avevano nemmeno più la potenza necessaria per le produzioni attuali.
Sostituire tutto, dai motori ai trasformatori e ai cablaggi, anche per passare alla corrente alternata, ha abbattuto i consumi del 16%, cioè più di un milione di kWh all'anno, che significa che è come se non si bruciassero 200 tonnellate di petrolio risparmiando all'atmosfera 465 tonnellate di CO2. In poco meno di sei anni l'investimento sarà ammortizzato del tutto, pensandolo come una nuova installazione: confrontato con le soluzioni tradizionali il tempo si riduce ancora.
Efficienza pubblica
L'energy manager della Azienda Unità sanitaria Locale di Rimini è riuscito ad avviare la sostituzione di tutti i motori degli impianti per il trattamento dell'aria degli edifici, cinque ospedali e 30 sedi minori realizzati in epoche anche molto diverse.
Un bel rompicapo, per tenere in considerazione le dimensioni e le condizioni degli stabili, il tipo di impianti da sostituire, le esigenze differenti: ci sono piccoli ambulatori ma anche un ospedale da 57.000 metri quadrati che tratta 650.000 metri cubi di aria all'ora. L'idea era di ridurre i consumi del 2%, invece si è arrivati al 3,5 che è quasi il doppio e il tempo per risparmiare i soldi pesi è sceso a poco più di tre anni.
I consumi in alto mare
Le grandi navi da crociera della Costa hanno sale macchine nelle quali il ricambio d'aria è vitale e che perciò avevano impianti progettati per funzionare sempre nelle condizioni più sfavorevoli, come 35 gradi di temperatura esterna. In realtà le navi viaggiano d'estate e d'inverno, ai Tropici o verso la Norvegia.
Un sistema più flessibile, con ventilatori e ed estrattori dotati di inverter che regolano la velocità in base alle reali esigenze, ha prodotto un risparmio per l'intera flotta di 15 navi pari a 3.250 kWh, che è come imbarcare 5.500 tonnellate di combustibile in meno. In meno di un anno la spesa è stata coperta dai risparmi.
L'acciaio ben temperato
Le acciaierie sono impianti altamente energivori: l'energia rappresenta circa il 40% del costo di trasformazione. L'impianto delle Acciaierie di Calvisano si trova nel bresciano, dove lavorano anche molti altri stabilimenti simili. Il risultato è che i picchi nel consumo di energia possono cerare problemi con l'approvvigionamento dalla rete elettrica, ma anche alla rete elettrica stessa. Perciò l'Acciaieria di Calvisano ha deciso un intervento di "rifasamento dinamico" che migliorasse l'efficienza.
Da quando è stato attuato i problemi sono scomparsi, i consumi sono calati di oltre 8 milioni di kWh (cosa che ripagherà l'investimento in circa 5 anni), ma ci sono stati anche un aumento della resa del rottame utilizzato, un lieve aumento della produttività oraria, una riduzione dei tempi della fusione. Per capire quanto valgano questi effetti è in corso uno studio con il Politecnico di Milano e con Terna.
Pubblicato da nunzio pannuti alle 08:40 Nessun commento:
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MA SONO SCARPE?

Una regina di stile – e questo titolo nobiliare non potrebbe essere più azzeccato – come Elisabetta II non è riuscita a contenere lo stupore davanti alle scarpe della moglie del presidente turco Abdullah Gul. La signora Hayrunnisa indossa una lunga tunica, il velo, una giacca. Tutto nella gradazione del grigio. Comprese le scarpe, tronchetti dal tacco molto alto che hanno attirato la curiosità della sovrana d’Inghilterra.

  1. previousRegina Elisabetta

L’occhiataccia scrutatrice’ della Regina Elisabetta nei confronti della moglie del presidente turco. Un comportamento raro per la sovrana sempre imperturbabile e composta.

Pubblicato da nunzio pannuti alle 00:42 Nessun commento:
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Salute: sani 'per forza'

Roma, 25 nov. (Adnkronos Salute) - Sani 'per forza', costretti a non ammalarsi a causa della crisi. Otto italiani su 10 temono di non riuscire a pagarsi un'assistenza sanitaria adeguata, con i portafogli che si svuotano cresce la preoccupazione per i costi dei farmaci e degli esami. E aumentano gli accessi ai medici di famiglia, il vero punto di riferimento sulla salute per ben il 92% dei cittadini, gratuito e facilmente accessibile. "La prevenzione si è trasformata da opportunità in necessità economica", afferma Claudio Cricelli, presidente della Società italiana di medicina generale (Simg) che presenta oggi questi dati, frutto di un sondaggio web, al Congresso nazionale di Firenze.
"I nostri pazienti - spiega - desiderano avere sempre di più informazioni qualificate e puntuali sugli stili di vita da seguire. Il 42,9% li cerca in tv. Vogliono sapere come evitare le più diffuse 'patologie del benessere': la sola obesità ci costa ogni anno 2 miliardi di euro, oltre a 75.000 vite. Il valore soglia, che separa chi può curarsi da chi non ce la fa, può essere di soli 200 euro - prosegue Cricelli - Tanto costa una Tac o altri esami diagnostici, ma non va sottovalutata la spesa per i farmaci. Per le famiglie a basso reddito (fino a 1.800 euro al mese) il ticket può significare la non accessibilità alle terapie. E' noto, inoltre, come il livello economico rappresenti di per sé uno dei più importanti indicatori di salute".
Per rispondere alle domande dei cittadini "abbiamo scelto anche di tornare sul piccolo schermo, con un programma quotidiano su Rete 4 che offrirà ogni giorno consigli pratici di benessere". Il programma 'Benessere – il ritratto della salute', al via dal 9 gennaio, alle 11, andrà avanti per 30 puntate, per celebrare i 30 anni della Simg, nata il 19 luglio '82. Fra le priorità per l’anniversario, sottolinea Cricelli, "vi è l’attenzione ai giovani. Sono oltre 800 l’anno quelli che escono dai Corsi di formazione postlaurea. Ma pochi riescono a inserirsi subito nel mondo del lavoro. E' indispensabile rivedere il tirocinio perché siano formate professionalità adatte alle esigenze del sistema, che nel prossimo futuro avrà bisogno di 1.000 medici manager".
Pubblicato da nunzio pannuti alle 00:36 Nessun commento:
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Gelmini, regalo d'addio!

Gelmini

GRAZIE ANCHE DI QUESTO. SEI UNICA
«L'ultimo regalo del ministro Mariastella Gelmini».S'intitola così, sul Corriere della Sera, l'articolo in cui Gian Antonio Stella racconta un tradimento. Quello dell'ex ministro dell'Istruzione al «merito» tanto difeso durante il suo mandato con la nomina, nel Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche), di Gennaro Ferrara, 74 anni, «collezionista di potrone di ogni genere ma soprattutto per 23 anni rettore di quella che probabilmente è l'università più nepotista d'Italia».



Gelmini, gaffe: «Il tunnel Cern-Gran Sasso»

settembre 2011
Il sito del Ministero riporta un comunicato stampa che plaude all'esperimento dei neutrini ma parla di un fantomatico tunnel tra la Svizzera e l'Italia attraverso il quale si sarebbe svolto.

Gaffe scientifica per il ministro Mariastella Gelmini. Il sito del ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca riporta un comunicato stampa che le attribuisce un'incredibile dichiarazione in merito all'esperimento in collaborazione tra il Cern di Ginevra e l'Istituto nazionale di fisica nucleare, quando un fascio di neutrini è partito dalla Svizzera e, viaggiando per 730 chilometri attraverso la crosta terrestre, è arrivato fino al rivelatore Opera posto sotto il Gran Sasso.

Nel comunicato stampa si legga la seguente frase: «Alla costruzione del tunnel tra il Cern ed i laboratori del Gran Sasso, attraverso il quale si è svolto l'esperimento, l'Italia ha contribuito con uno stanziamento oggi stimabile intorno ai 45 milioni di euro». Peccato che non esista nessun tunnel sotterraneo lungo ben 730 chilometri che colleghi la Svizzera al nostro Paese.


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Etichette: NE HAI FATTI DI DANNI

venerdì 25 novembre 2011

Il rinoceronte di Giava in Vietnam si è estinto

ottobre 2011

Il WWF e la International Rhino Fundation (IRF) hanno confermato che l'ultima e unica popolazione di rinoceronte di Giava (Rhinoceros sondaicus annamiticus) presente in Vietnam si e' estinta.
    L'analisi genetica dei 22 campioni di sterco raccolti dagli operatori del Parco Nazionale Cat Tien  e dal team del WWF nel 2009-2010 confermano che i campioni appartenevano tutti ad un solo rinoceronte. Quell'esemplare e' stato trovato morto nel parco nell'aprile 2010 ed e' da ascriversi al bracconaggio la causa probabile della morte dell'ultimo esemplare conosciuto, visto che il rinoceronte era stato trovato con una pallottola nella zampa e gli era stato rimosso il corno.
"Il rinoceronte di Giava in Vietnam e' definitivamente scomparso - ha detto Tran Thi Minh Hien, direttore del WWF Vietnam -. E' doloroso dovere constatare che, nonostante tutti i significativi investimenti per la conservazione del rinoceronte non si e' riusciti a salvare questo animale unico. Per il Vietnam questa e' un'ulteriore perdita gravissima, il paese negli ultimi decenni ha perso buona parte del suo patrimonio naturale".
    L'inefficienza delle aree protette e la loro cattiva gestione sono un problema comune in Vietnam e cio' minaccia la sopravvivenza di molte altre specie. La caccia illegale per  rifornire il commercio di fauna selvatica ha ridotto il numero di molte specie in Vietnam: l'elefante e la tigre asiatica sono ridotti a poche decine e molte specie e sottospecie endemiche come il saola, il rinopiteco del Tonchino e il coccodrillo siamese sono sull'orlo dell'estinzione nel paese.
    Per Massimiliano Rocco responsabile del programma Specie, TRAFFIC & Timber Trade del WWF Italia: "In Vietnam le aree protette hanno bisogno di un impegno concreto, risorse economiche strumentali, piu' personale, una migliore e piu' adeguata formazione dei guardaparco, una puntuale attivita' di ricerca e monitoraggio e una seria volonta' di tutelare questo patrimonio, una maggiore responsabilita' di tutta la comunita' internazionale".
    Il rinoceronte di Giava e' ora sul limite dell'estinzione, con una popolazione ridotta a meno di 50 individui e presente solo in un piccolo parco nazionale in Indonesia. La specie e' in pericolo critico, soprattutto a causa della domanda in aumento di corno di rinoceronte nel continente asiatico per la  medicina tradizionale: "Dobbiamo far si' che cio' che e' accaduto al rinoceronte di Giava in Vietnam non si ripeta in Indonesia tra pochi anni", ha detto Susie Ellis della International Rhino Foundation.
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Che poveracci!

Una coppia povera, poverissima, almeno sulla carta, visto che per il 2010 avevano dichiarato rispettivamente 1 e 5 euro di reddito. Peccato che i due, marito e moglie, avessero "dimenticato" di dichiarare quanto incassato per la vendita di 180 ettari di terreno, ovvero 65 milioni di euro, la transazione immobiliare di maggior rilievo realizzata in provincia di Venezia nell'ultimo quinquennio: un'area sul litorale di Eraclea equivalente a oltre 200 campi da calcio, di cui l'uomo era proprietario. A smascherare i due contribuenti non proprio modello sono stati gli uomini del Comando provinciale della Guardia di finanza di Venezia, le cui indagini hanno permesso di accertare che dietro due societa' lussemburghesi, che gestivano un cospicuo patrimonio immobiliare, vi era in realta' proprio il 68enne italiano, da sempre evasore totale: l'uomo per il 2009 e 2010 aveva dichiarato redditi rispettivamente per appena 4 e 5 euro, mentre la moglie, per il 2010, ne aveva dichiarato uno soltanto. A carico dei coniugi sono stati constatati redditi omessi per almeno 26 milioni di euro e corrispondenti imposte per oltre 11 milioni, calcolati in via presuntiva sugli investimenti di somme detenute all'estero che variavano tra i 140 e i 200 milioni.
Pubblicato da nunzio pannuti alle 12:31 Nessun commento:
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Per gli studenti le scuole sono poco sicure

Roma, 25 nov. - Il 54% degli alunni delle elementari e il 67% degli studenti di medie e superiori non crede che la propria scuola sia sicura. E questo perche' si tratta di "un edificio vecchio" (per il 65% degli studenti della primaria e il 59% della secondaria) o perche' "presenta crepe" (rispettivamente, 11% e 17%). Sono solo alcuni dei dati emersi dalla III Indagine su "Conoscenza e percezione del rischio sismico", presentata questa mattina a Lametia Terme da Cittadinanzattiva e dipartimento della Protezione civile, in occasione della "IX Giornata nazionale della sicurezza scolastica". L'indagine e' stata realizzata attraverso questionari rivolti a 1.211 studenti della scuola primarie, 1.160 delle scuole secondarie di primo e secondo grado e a 1.477 genitori: diciassette le regioni coinvolte (tutte ad eccezione di Sardegna, Valle D'Aosta e Trentino Alto Adige) e 50 le province. Gli studenti non si sentono affatto certi della sicurezza delle proprie aule: solo il 29% di quelli piu' grandi e il 41% dei piccoli non nutrono dubbi al proposito. I piu' preoccupati sono i ragazzi umbri: solo il 7% giudica la propria scuola sicura, il restante 93% la considera a rischio o non risponde. Solo un terzo dei genitori (32%) dice di sapere che la scuola e' stata costruita secondo le norme antisismiche o comunque ristrutturata secondo tali criteri. A fare paura e' anche il possibile crollo della casa, indicato come il pericolo piu' frequente in caso di scossa sismica dal 57% degli studenti delle scuole superiori, dal 46% di quelli delle elementari e addirittura dal 64% dei genitori. Una quota non irrilevante del campione afferma - erroneamente - che non si puo' far nulla per mettere in sicurezza la propria abitazione rispetto al rischio sismico: e' l'opinione del 16% dei genitori e dell'11% degli studenti. Riguardo alle misure concrete da adottare per rendere piu' sicuro l'interno di casa, indica correttamente la regola di evitare di tenere oggetti pesanti su mensole e scaffali il 54% degli studenti piu' grandi, il 60% dei piccoli e il 52% dei genitori; di fissare librerie ed armadi ai muri il 42% degli studenti delle medie e superiori, il 35% di quelli delle primarie e il 45% dei genitori. Un terzo circa di genitori (29%) e studenti (32% nelle scuole medie e superiori, ben il 41% nelle primarie) non sa cosa sia la classificazione sismica del territorio. E il 77% dei genitori, il 73% degli studenti della primaria ed il 75% della secondaria ammettono di ignorare in quale zona sismica sia stato classificato il proprio Comune.
 
Pubblicato da nunzio pannuti alle 12:28 Nessun commento:
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RIFORME PER LA CRESCITA

Roma, 25 nov. - "Il Presidente Monti ha sottolineato che l'Italia ha dimostrato nel suo recente passato di aver compiuto progressi significativi in materia di consolidamento fiscale, mentre l'impegno a rendere tale consolidamento sostenibile sara' attuato in tempi rapidi attraverso misure di impulso alla crescita". E' quanto si legge nel comunicato del Consiglio dei ministri. "Il Presidente del Consiglio ha riconfermato l'impegno a raggiungere gli obiettivi stabiliti in sede europea (ed in particolare il pareggio di bilancio nel 2013), identificando con chiarezza un programma di riforme strutturali 'equo ma incisivo' da perseguire con il consenso delle parti sociali". In apertura dei lavori del Consiglio dei ministri "il Presidente Monti ha relazionato sull'incontro che ha avuto ieri con il Cancelliere Merkel e il Presidente Sarkozy. L'incontro tripartito ha segnato un caloroso benvenuto al nuovo Presidente del Consiglio italiano, una esplicita soddisfazione per la rinnovata partecipazione italiana e la convinzione dell'impegno, da parte del terzo Paese piu' importante nella UE, nello sforzo comune volto a trovare soluzioni alla grave crisi finanziaria ed economica della zona euro". "La discussione ha toccato brevemente la situazione italiana. Il Presidente Monti ha sottolineato che l'Italia ha dimostrato nel suo recente passato di aver compiuto progressi significativi in materia di consolidamento fiscale, mentre l'impegno a rendere tale consolidamento sostenibile sara' attuato in tempi rapidi attraverso misure di impulso alla crescita. Da parte loro, Sarkozy e Merkel hanno espresso piena fiducia nel Presidente Monti e nel suo Governo e ribadito il sostegno all'Italia dicendosi consapevoli che un crollo dell'Italia porterebbe inevitabilmente alla fine dell'euro, provocando uno stallo del processo di integrazione europea dalle conseguenze imprevedibili. Il Presidente del Consiglio ha riconfermato l'impegno a raggiungere gli obiettivi stabiliti in sede europea (ed in particolare il pareggio di bilancio nel 2013), identificando con chiarezza un programma di riforme strutturali "equo ma incisivo" da perseguire con il consenso delle parti sociali. Il Presidente Monti ha illustrato tale programma sulla base del suo discorso al Senato del 17 novembre scorso". GOVERNO: A GNUDI DELEGA AFFARI REGIONALI, A GIARDA PROGRAMMA Il Presidente del Consiglio dei Ministri Monti ha comunicato che il Ministro senza portafoglio Piero Gnudi, oltre alla delega per il turismo e lo sport, e' incaricato anche di curare gli Affari regionali, mentre il Ministro Piero Giarda potra' avvalersi del Dipartimento per il Programma di Governo per operare in tale materia.
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Trovato morto in casa il figlio di Forattini

19:09 25 NOV 2011

Roma, 25 nov. - Il figlio del vignettista Giorgio Forattini, Fabio di 52 anni, e' stato trovato morto nella sua abitazione a Monteporzio Catone, vicino Roma. Secondo quanto si e' appreso il decesso e' avvenuto per cause naturali. Il corpo e' stato trovato dai carabinieri e dai vigili del fuoco che sono entrati nell'appartamento dopo aver forzato la porta di ingresso.
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giovedì 24 novembre 2011

Ciò che succede in Vaticano

Bertone e il jet privato. Ecco il libro che fa tremare il Vaticano

Giovedì, 24 novembre 2011 - 18:47:47
Cardinale Tarcisio Bertone int
Il cardinale Tarcisio Bertone
 
E' un'inchiesta senza peli sulla lingua. Scomoda, di certo. Che solleverà polemiche, sicuramente. Quello di Stefano Livadiotti, giornalista dell'Espresso, promette di essere un libro sul quale si scatenerà una vera e propria battaglia. Per i tipi di Bompiani, è in uscita "I senza Dio. L'inchiesta sul Vaticano". Affaritaliani.it ne può pubblicare ampi stralci dai contenuti davvero esplosivi.

Da  “I SENZA DIO. L’INCHIESTA SUL VATICANO”
di STEFANO LIVADIOTTI
Bompiani
Pag. 240, euro 17,50
In libreria il 23 novembre

Dall’introduzione

[…] Vista da vicino, infatti, la Chiesa, e in primis il suo vertice, assomiglia sempre di più a una delle classi politiche maggiormente screditate dell’intero Occidente. Una vera e propria casta, come quella dei palazzi del potere romano, ma ancora più scopertamente ricca, spregiudicata e arrogante nel
pretendere ogni sorta di impunità per i suoi dignitari, che di fatto, e senza neanche essere stati eletti da chi poi è chiamato a sovvenzionarli generosamente, sono diventati degli intoccabili.
A forza di trattare sottobanco con la partitocrazia, in un’eterna rincorsa a sempre nuovi privilegi spesso ai confini con la legalità, la pletorica gerarchia vaticana ne ha mutuato tutti gli aspetti più deleteri. Riuscendo in qualche caso a renderli, se possibile, ancora più odiosi e impopolari.
Finendo per disegnare un modello autoreferenziale, dorato almeno quanto ipocrita, bugiardo e corrotto, che rappresenta l’esatto opposto dei fini statutari della ditta. Al cui interno tutti o quasi, dai più alti papaveri agli ultimi travet, predicano bene e razzolano malissimo. Un mondo dove la carità è un optional, la verità un miracolo e il sesso si fa ma non si dice. E il cui ultimo, se non unico, scopo
sembra quello di perpetuare se stesso e il proprio potere. A beneficio di una classe dirigente interamente formata per cooptazione, fieramente avversa a ogni criterio meritocratico e permeata invece da una millenaria cultura dell’intrigo e del familismo come strumenti per costruire carriere a
base di dossier, veri o falsi poco importa, generosamente distribuiti da anonime manine.
Il risultato è un’assai poco caritatevole guerra per bande, dove nessuno si fida di nessuno, tutti spiano tutti, e vince chi riesce a tirare il colpo più basso, comunque sempre abbondantemente sotto la cintura. E dove la posta in palio sono le leve del potere di un’autentica macchina da soldi, che da tempo non si accontenta più di rappresentare un vero e proprio monumento all’assistenzialismo pubblico e
perciò non esita a infilarsi nei business più inconfessabili, purché potenzialmente redditizi. Coltivando relazioni pericolose con piccoli delinquenti di strada e sanguinari dittatori, faccendieri d’ogni risma, mafiosi e barbe finte.
Intrecciando storie ai confini del romanzesco a base di fondi neri, riciclaggio, traffici di armi e di droga e morti misteriose. Collezionando in definitiva un vero e proprio catalogo degli orrori, dove non manca davvero nulla: dal reato comune confinato nelle pagine di cronaca di piccoli e grandi quotidiani all’intrigo internazionale. Con la proter-via di un potere che niente e nessuno è riuscito a scalfire più
di tanto in duemila anni di storia. E che ancora oggi è in grado – forse semplicemente bluffando (quante divisioni ha davvero il papa?) – di tenere in scacco, attraverso il ricatto elettorale, una politica sempre più fragile e perciò stesso impaurita.
Un potere alle prese con una fase di declino forse inevitabile.  Alla quale però oggi aggiunge qualcosa di suo. Rischiando di farsi del male da solo, così, per puro e semplice eccesso di sicurezza. Quello che ha giocato un brutto scherzo a Joseph Ratzinger quando, nella messa della Domenica delle Palme del 2010, ha sciaguratamente definito “chiacchiericcio” lo scandalo della pedofilia. Lo stesso che il 18 aprile, durante la visita a Malta culminata nell’incontro con le vittime delle violenze, indurrà il papa a definirsi profondamente turbato per le malefatte dei suoi preti (“è un orrore troppo grande, forse anche per Dio”) e subito dopo ad addormentarsi placido in mondovisione.
Il fatto è che oggi per gran parte degli italiani quello della Chiesa è solo un partito come un altro. E i suoi massimi dirigenti sono, né più né meno, dei professionisti della politica.
Magari non tutti. E forse molti non erano così in partenza, quando, dopo gli studi in seminario, hanno indossato per la prima volta l’abito talare. Poi però hanno capito che in quel modo non sarebbero andati da nessuna parte, che non avrebbero mai fatto carriera. E si sono adeguati. È un’accusa che brucia. E davanti alla quale la gerarchia ecclesiastica mostra tutta intera la sua lunga coda di paglia.
Com’è successo da ultimo alla fine della scorsa estate, mentre i giornali raccontavano di colloqui carbonari tra esponenti della curia e capi e capetti della partitocrazia, impegnati a ridisegnare, in una sorta di Risiko, la geografia politica del paese in quella che a molti sembrava la vigilia di un’inevitabile crisi di governo. È stato allora che il numero uno dei vescovi italiani, Angelo Bagnasco (quello, per intenderci, capace di sostenere che gli abusi sessuali sono “una cosa sbagliata”), ha detto, quasi senza riprendere fiato e alzando involontariamente la voce: “La Chiesa non è un’agenzia politica […] in nessuna maniera si confonde con la comunità politica […] e non è legata ad alcun sistema
politico.” Quasi uno sfogo. (…)

Dal capitolo  “I lingotto del papa”
Trentunomila e 478 euro virgola qualcosa. È la somma che lo Stato, quindi l’intera platea dei contribuenti, ha versato nel 2010 per il mantenimento di ognuno dei 33 mila e 896 sacerdoti in servizio attivo nelle diocesi del paese. Il totale fa un miliardo e 67 milioni di euro, l’importo del cosiddetto 8 per mille (salito nel 2011 a un miliardo, 118 milioni, 677 mila, 543 euro e 49 centesimi). E l’assegno l’ha
incassato la Chiesa, attraverso la Conferenza episcopale.
Che poi a ciascuno di quei preti ha girato direttamente solo 10.541 euro, un terzo di quanto ha stipato nei propri forzieri. L’espressione è un po’ forte, ma i numeri sono numeri: e dicono che i vescovi fanno la cresta sullo stipendio dei loro sottoposti. (…)
(…) Funziona così. Un po’ come in un gigantesco sondaggio d’opinione, ogni anno i contribuenti, mettendo una croce sull’apposita casella nella dichiarazione dei redditi, possono indicare come beneficiaria dell’8 per mille una delle confessioni firmatarie dell’intesa con lo Stato (o scegliere
invece quest’ultimo). Sulla base delle indicazioni effettiva- mente raccolte, viene poi diviso in percentuale non il solo ammontare versato da quanti hanno espresso una preferenza (il 40 per cento circa del totale), ma l’intero montepremi. Al gruzzolo concorrono, cioè, anche i versamenti all’erario di coloro che, maggioranza assoluta, non hanno barrato un accidenti (quattrini che nella cattolicissima Spagna restano invece allo Stato). O che magari non hanno neanche mai sentito parlare del trappolone confezionato da “Treconti”, come l’hanno ribattezzato i tanti avversari politici da quando è improvvisamente diventato sparagnino. Il meccanismo, guarda caso, sembra ricalcato da quello scelto dai partiti per i rimborsi elettorali garantiti dal finanziamento pubblico.
Il risultato dell’arzigogolo è facilmente intuibile. Anche perché perdere una sfida con lo Stato italiano davanti a una giuria popolare è matematicamente impossibile. Tanto più se lo stesso sedicente avversario ha stabilito regole che lo penalizzano in partenza. E ancor più se durante la gara cammina invece che correre (la Chiesa si affida a un gigante mondiale come la Saatchi & Saatchi per una martellante campagna pubblicitaria costata nel 2005 qualcosa come 9 milioni di euro, il triplo di quanto donato dai preti alle vittime dello tsunami; lo Stato risulta non pervenuto).
Ma il vantaggio per la Chiesa va perfino al di là di quanto si possa intuire. Per quantificarlo bisogna necessariamente affidarsi a dati un po’ vecchiotti, per il semplice motivo che il ministero dell’Economia, con una decisione difficile da spiegare, fornisce le statistiche sulle scelte effettive dei
contribuenti solo alle confessioni religiose ammesse al beneficio, non proprio ansiose di mettere il tutto a disposizione del pubblico. Non è però un problema, dal momento che le percentuali variano in maniera quasi impercettibile tra un anno e l’altro. Dunque: nel 2004 la Chiesa è stata scelta da una minoranza pari al 34,56 per cento dei contribuenti italiani. Ma lo stesso dato, calcolato invece sulla sola
platea di quanti hanno ritenuto di dare un’indicazione sull’8 per mille, l’ha fatta schizzare di colpo, e miracolosamente, a una schiacciante maggioranza dell’87,25 (soglia intorno alla quale si colloca tutt’ora, decimale in più, decimale in meno). Ed è quest’ultima la percentuale utilizzata per ripartire l’intera torta. Che, Tremonti l’ha studiata bene, è destinata inevitabilmente a crescere. Il suo valore,
infatti, si aggancia ora alla variazione del Pil, cioè alla crescita economica, ora all’aumento della pressione fiscale. Quando non ai due elementi insieme. Questo garantisce alla Chiesa di incassare sempre più quattrini, a prescindere dal consenso racimolato. E perfino quando questo scende
in maniera vistosa. È successo, per esempio, nelle dichiarazioni dei redditi del 2007 (incassate nel 2010: c’è uno sfasamento temporale di tre anni). Quell’anno, forse sulla scia dello scandalo pedofilia, il numero dei contribuenti che ha indicato come beneficiari Ratzinger & C. si è ridotto, secondo
i calcoli degli stessi vescovi, di 95.104 unità. Così, perfino la percentuale drogata di spettanza della Chiesa ha fatto registrare un passo indietro: dall’86,05 del 2006 (89,82 nel 2005) all’85,01 per cento. Ma, sorpresa, grazie al doppio traino di Pil e pressione fiscale, la Chiesa ha comunque incassato di più: 100 milioni di euro.
I conti sono presto fatti. Nel 1989, come ricorda la stessa Cei in un documento ufficiale intitolato Otto per mille: destinazione e impieghi 1990-2011, con la congrua la chiesa prendeva 399 miliardi di lire (che nel 1990, nel primo anno con il nuovo sistema, diventarono 210 milioni di euro, perché nel totale furono inseriti anche 7 miliardi di lire di quattrini pubblici destinati alla nuova edilizia di culto). I
coefficienti di rivalutazione dicono che oggi quella cifra equivarrebbe a 369,01 milioni. Per il 2011, secondo i calcoli più aggiornati, alla Chiesa spetta invece, come dicevamo, un miliardo, 118 milioni, 677 mila e 543 euro: più del triplo. Ma per la Santa Casta l’affare è ancora più ghiotto di quanto
già non appaia a prima vista. Nello stesso ventennio, infatti, l’importo complessivo delle paghe dei preti (addirittura diminuito negli ultimi anni: di 20 milioni tondi tra il 2009 e il 2011) è cresciuto molto più lentamente: dai 145 milioni del 1990 ai 361 del 2011 (più 149 per cento). E così il margine che rappresenta in questo caso il guadagno, o la cresta, della Chiesa è via via aumentato, passando dai 65
milioni iniziali ai 757.677.543 euro di quest’anno, con un incremento del 1066 per cento. Chapeau. E dire che in un volantino distribuito dalla Cei nelle parrocchie, e intitolato Aiuta tutti i sacerdoti, si sostiene che l’8 per mille “non basta” a mantenere i preti.
I negoziatori della revisione concordataria del 1984, evidentemente consapevoli del papocchio che andavano allestendo, avevano previsto la possibilità di una revisione dell’aliquota: era stato insomma stabilito che l’8 per mille potesse diventare, per esempio, il sette o il nove, a seconda dell’andamento del suo gettito e delle spese reali della Chiesa. Il compito di monitorare la situazione, e introdurre
ogni tre anni gli aggiustamenti eventualmente necessari, era stato affidato, come nella migliore tradizione, a una commissione, l’ennesima, e questa volta pure bilaterale. Fin da subito, se ne sono ovviamente perse le tracce. E chi, come quei rompiballe in servizio permanente effettivo dei radicali, ha chiesto notizie al riguardo si è sentito opporre il segreto di Stato. Addirittura. Un minimo di pudore da parte del governo nell’affrontare l’argomento è assolutamente comprensibile. Perché da sempre l’esecutivo di turno, non ritenendo ancora all’altezza il cadeau presentato annualmente alla gerarchia ecclesiastica, ci ha aggiunto dell’altro. Consegnando di fatto alla Chiesa anche una buona fetta della quota (striminzita, peraltro) di 8 per mille che gli veniva assegnata su indicazione dei contribuenti.
Una forzatura sottolineata anche dalla Corte dei conti, che nel 2008 ha messo a punto una relazione sulla gestione dei fondi da parte dello Stato nel quinquennio 2001-2006 in cui si rilevavano “non poche incongruenze”. Una bacchettata di cui Berlusconi, troppo preoccupato a farsi perdonare dai preti certi eccessi di vitalità notturna, non ha tenuto alcun conto. Almeno a leggere le diciassette pagine del decreto con cui sono stati ripartiti nel 2009 i 43.969.406 euro destinati dai contribuenti allo Stato in quota 8 per mille: 459 mila euro alla Pontificia università gregoriana di Roma, 500 mila al Fondo librario della Compagnia di Gesù, un milione e 146 mila alla diocesi di Cassano allo Ionio, 369
mila alla Confraternita di Santa Maria della purità di Gallipoli. Secondo il pallottoliere, alla fine 10 milioni e 586 mila euro sono andati, in gran parte e attraverso il Fondo beni culturali, a 26 immobili di enti-satellite del Vaticano. E altri 14 milioni e 692 mila euro sono stati destinati a soddisfare richieste (quasi tutte per opere ecclesiastiche) legate al terremoto abruzzese e curiosamente presentate ancor prima che il sisma si verificasse. In sostanza, lo Stato ha girato al Vaticano più della metà dei soldi che i contribuenti gli avevano espressamente conferito.
Resta da capire che strada prendano i soldi pubblici che ogni anno rimangono nelle casse della Cei dopo il pagamento degli stipendi ai sacerdoti. (…)
(…) Nel 2011 (come del resto in tutti gli ultimi cinque anni, nel corso dei quali sono rimasti perfettamente invariati) gli interventi caritativi nel terzo mondo hanno totalizzato 85 milioni, pari al 7,59 per cento dei soldi pubblici incassati dalla Cei. E che, anche sommando a questi gli aiuti smistati in Italia, non si va oltre i 235 milioni, che vuol dire il 21 per cento del contributo statale alla Cei. Proprio come raccontava Maltese. Il tutto, ammesso e non concesso che tra queste iniziative abbia qualche senso includere “l’installazione di una radio cattolica nell’arcidiocesi di Mount Hagen, a Pasqua Nuova Guinea e a Puerto Esperanza, in Perù e la formazione per tecnici e animatori giornalisti della radio diocesana di Matadi, nella Repubblica democratica del Congo”, citati a pagina 14 del dossier Otto per mille. Destinazione ed impieghi 1990-2008 alla voce “promozione umana”, ma molto più simili a spese per la propaganda e il reclutamento. Oppure operazioni al limite del folklore sciupone
come “la formazione all’uso e alla gestione di un sistema fotovoltaico per la ricarica della batteria di cellulari, laptop e lampade per creare microimprenditorialità in diversi paesi dell’Africa”. Laptop nella savana? Mah. Di tutto questo ben di Dio, agli uomini di chiesa restano le briciole. Non alla nomenklatura, s’intende, ché quella si tratta bene. Bagnasco, ovviamente, lo nega: “Per la nostra
sussistenza basta in realtà poco,” ha detto il 26 settembre. Ma non è esattamente così, se nel solo 2007 i 20 cardinali di stanza a Roma sono costati oltre 3.000.000 di euro, come ha rivelato senza essere smentito il settimanale cattolico inglese “The Tablet” (del resto il giornale citava la sintesi di un rendiconto riservato della Prefettura per gli affari economici del Vaticano), e se è vero che nel 2010,
come ha scritto “El Pais”, la spesa per l’intera curia è stata di 102,5 milioni. Eppure non è certo ai papaveri vaticani che si riferiva “Famiglia Cristiana” quando, nel settembre del 2011, ha scolpito: “Mentre la nave affonda, i timonieri continuano a sollazzarsi.” (…)

Dal capitolo “Una guerra poco santa”
(…) È il metodo-Bertone. Quello che ha consentito al cardinale piemontese di diventare “il più potente segretario di Stato nella storia recente della Chiesa”, come si legge al paragrafo 11 di un cablogramma del 10 gennaio 2008 (riportato da Stefania Maurizi in Dossier Wikileaks), classificato “Confidential 136839”, e spedito a Washington dall’ambasciata americana in Vaticano (dove si dice pure che Bertone viene da alcuni considerato come “decisamente ambizioso e forse egotista”). Per questo, Ratzinger, che
l’ha avuto come braccio destro alla Congregazione per la dottrina della fede e poi l’ha scelto come primo ministro, ci ha ripensato. “Lo riteneva forse non eccelso, ma certamente fidato: poi ha capito che ha un debole per il potere,” spiega una fonte laica accreditatissima nelle segrete stanze.
Secondo i più maligni, al papa qualche dubbio sarebbe venuto fin dall’inizio, quando, nell’estate del 2006, una fuga di notizie lo costrinse ad anticipare l’annuncio della nomina di Bertone a capo del governo vaticano. Ratzinger non ha mai capito se ad alimentare le indiscrezioni fossero stati i nemici di Bertone, nel tentativo di bruciarlo, o invece lui stesso, per forzare la mano e ottenere l’incarico prima
che la situazione rischiasse di complicarsi ulteriormente. (…)
(…) Che tra il papa e il suo numero due non tutto filasse liscio, del resto, si era capito da tempo. Il 18 aprile del 2009, grande assente proprio Bertone, Ratzinger aveva ricevuto a Castel Gandolfo, in un incontro conviviale, Ruini, Bagnasco, Scola e Schönborn. E, quando gli era stato posto il problema dell’adeguatezza del suo primo ministro, aveva replicato, più asciutto che amabile: “Non chiedetemi
questo; parlatemi d’altro.” A qualcuno non era parso vero di poter spifferare il tutto in giro. E il pontefice, per mettere a tacere ogni voce, seguendo un copione tipico della politica, a luglio si era presentato in pompa magna a Romano Canavese, il paesello natio di Bertone, fermandosi a pranzare
con la sua famiglia. Poi, però, era arrivato il caso Boffo, con la sua coda di veleni. Ratzinger, racconta oggi lo stesso Boffo a tutti quelli che incontra, ha capito benissimo com’è andata la vicenda, ma ha deciso di astenersi dall’intervenire, per non dover aprire il capitolo della successione a Bertone in un momento tanto delicato per la Chiesa, già sotto scacco per le accuse di pedofilia. (…)
(…) “Il segretario di Stato non arriverà a Natale,” si diceva nei corridoi vaticani. Per avvalorare lo scenario si raccontava anche di una festa organizzata in grande stile per il primo agosto, nel ventesimo anniversario dell’ordinazione a vescovo di Bertone, e poi cancellata in quattro e quattr’otto. Ma, con ogni probabilità, si trattava della proiezione di desideri, più che di possibilità reali. “Nei giorni immediatamente successivi al caso Boffo, Bertone era spaventatissimo,” spiega un laico con rapporti al massimo livello Oltretevere, “ma poi ha capito di essere inamovibile, almeno per ora, e così ha ripreso a tirare la corda: al punto che c’è il suo zampino in alcuni dei pubblici messaggi di apprezzamento
indirizzatigli dal papa, al quale oltretutto non sempre sono state sottoposte le modifiche apportate ai testi dalla segreteria di Stato.” Il riferimento è a tre scritti, peraltro piuttosto irrituali, tutti apparsi sulle colonne dell’“Osservatore”.
Tarcy, come lo chiamano gli intimi (o Arci-Tarcy, da quando è diventato arcivescovo), è fatto così. Se le labbra sottili gli danno un volto duro, ogni tanto si sforza di aprirle in un sorriso. Ci tiene a far sapere che nasconde un pallone sotto la scrivania dell’ufficio, così, solo per ricordare di quando giocava da terzino destro. Racconta spesso che ogni tanto inforca la bicicletta per una pedalata nei giardini
vaticani. E che la sera, con gli amici (Angelo Amato, Raffaele Farina, Mario Toso ed Enrico Dal Covolo: tutti salesiani come lui), suona perfino la pianola. In realtà, è un caterpillar e preferisce le vie brevi: quando il suo predecessore e nemico giurato, Sodano, tardava a lasciare libero l’appartamento che spetta al segretario di Stato, gli fece annunciare per telefono l’arrivo degli imbianchini dalla
sera alla mattina. E alla bicicletta preferisce di gran lunga il jet privato. Come quello che gli mette a disposizione Gabriele Volpi, grande amico del furbetto del quartierino Giampiero Fiorani, patron della Pro-Recco di pallanuoto e proprietario di un impero, con quartier generale in Nigeria, fondato sul commercio di petrolio africano e controllato attraverso una galassia di società sparse tra Londra, l’isola di Man , Lugano e le Virgin British Island. Curiosa frequentazione, per uno come Bertone, che, da arcivescovo di Genova, si era scagliato perfino contro la festa di Halloween, definita diseducativa per i giovani. Si vede che è solo una questione di età. (…)
(…) Anche perché la guerra per bande sta diventando incontrollabile. Rischiando di travolgere perfino l’uomo finora più vicino al papa, il segretario Georg Gänswein. Per il quale, secondo voci ricorrenti, e solo tiepidamente smentite da fonti ufficiose, sarebbe in vista una promozione, che avrebbe l’effetto (e lo scopo ultimo) di riportarlo armi e bagagli nella natia Germania.
Gänswein, il cui potere è solo l’ombra di quello esercitato da Stanisław Dziwisz con Giovanni Paolo II, è a suo modo un miracolato. L’ex professore dell’Università romana dell’Opus Dei, infatti, deve il suo posto solo all’impazienza di Josef Clemens, per tanti anni assistente personale dell’allora cardinale Ratzinger alla Congregazione per la dottrina della fede. Clemens, oggi sessantaquattrenne, non
aveva capito per tempo che viaggiava agganciato al treno vincente e, all’inizio del 2004, aveva chiesto e ottenuto la nomina a vescovo di Segerme, mettendosi fuori gioco da solo. Ma non si è trattato dell’unico colpo di fortuna per Gänswein, la cui nomina è il risultato di una seconda scelta. Per sostituire il suo segretario, Ratzinger aveva infatti puntato in prima battuta su un altro nome (Hermann P. Geissler, attuale capo-ufficio alla Congregazione per la dottrina della fede), al quale era stato poi costretto a rinunciare per motivi di equilibrio interni alla curia.
Appena insediato sul soglio di Pietro, Ratzinger aveva stretto nuovamente i rapporti con Clemens, peraltro mai perso di vista e nel frattempo sbarcato (come segretario) al pontificio consiglio per i laici. E, facendo un’eccezione al suo stile di vita quasi monacale (alle 16 di ogni giorno tutto il personale non ecclesiastico lascia l’appartamento, e la cena normalmente si risolve in poco più di un caffellatte),
si era presentato puntuale agli inviti nell’appartamento dell’ex segretario, che abita nel palazzo dell’ex
Sant’Uffizio. Una dozzina almeno, ma forse anche una quindicina di raffinate cene, alle quali il bel Georg l’aveva scortato fino al pianerottolo con il muso sempre più lungo. Cominciando a un certo punto a fermarsi addirittura al portone del palazzo. Così, nel momento in cui Clemens aveva tentato il salto a prefetto della casa pontificia, Gänswein si era messo di traverso. E la tensione era cresciuta fino a sfociare in un pubblico battibecco quando, a margine di un’udienza generale del mercoledì, il
segretario in carica si era rifiutato di dare al suo predecessore il numero del nuovo telefono cellulare del papa (che risponde di persona all’apparecchio). A quel punto, tra i due è cominciata la consueta guerra di dossier. Nella quale ad avere la peggio sarebbe stato Gänswein, finito sulle pagine dei giornali di gossip con tanto di foto che lo ritraggono in buona compagnia. Cosa che ha fatto appunto infuriare il papa. Fino alle estreme conseguenze. “Non ho mai visto nella curia una situazione così allo sbando,” assicura un testimone eccellente. (…)

Dal capitolo “Radiografia di un declino”
(…) Joseph Ratzinger è vecchio. Non gode di ottima salute. Si sente solo. E, come ha fatto capire in più di un’occasione, comincia a provare un certo disgusto per ciò che succede intorno a lui. E proprio la consapevolezza di aver contribuito a consolidare questo sistema è la cosa che gli pesa di più. Perciò, quando sono circolate voci di un suo imminente ritiro, ha provato quasi un senso di sollievo. Forse non
c’è ancora nulla di deciso. Ma lui ci ha pensato. E continua a farlo.
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Merkel e Sarkozy: fiducia a Monti "L'Italia farà i compiti a casa"

ultimo aggiornamento: 24 novembre, ore 17:11

Roma - (Adnkronos) - Vertice a Strasburgo per affrontare il problema del debito. Il presidente del Consiglio:"Confermo il pareggio del bilancio entro il 2013". Dal presidente francese e dalla cancelliera tedesca "piena fiducia" nel nuovo governo. Resta il 'no' di Berlino agli eurobond. Nuovo appello del capo dello Stato alla ''responsabilità''. Il ministro Passera alle Pmi: ''Sfide difficili ma necessarie''. Marcegaglia: "Fare presto". Piazza Affari rimbalza a metà seduta: Ftse Mib +0,89.
Francia, Italia e Germania insieme per la tenuta dell'euro. A Strasburgo il governo Monti ha incassato un attestato di "piena fiducia" dal presidente francese e dalla cancelliera tedesca che hanno espresso la volontà di sostenere e aiutare il governo italiano. L'obiettivo prioritario, ha detto Monti, è la "buona salute della zona euro" e la "tenuta salda dell'euro come punto fondamentale dell'integrazione economica e politica".
Da parte sua l'Italia, ha detto Monti, "farà i compiti a casa" . In primo luogo il presidente del Consiglio conferma "l'obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013". "La sostenibilità", aggiunge, degli obiettivi di risanamento della finanza pubblica "implica anche una crescita economica, che dia garanzia di una tenuta nel tempo dei migliori equilibri di bilancio. Crescita economica non inflazionistica, non alimentata dal disavanzo significa riforme strutturali". "Ho illustrato ai miei due interlocutori -ha detto ancora il premier- il percorso delle riforme strutturali che intendo apportare all'Italia e in particolare la tempistica di queste riforme strutturali e il modo attraverso il quale, associando le parti politiche e le parti sociali, intendiamo muoverci e abbiamo già incominciato a muoverci".
Riforme strutturali che sono state definite "impressionanti" dalla cancelliera tedesca Angela Merkel che ha ringraziato Monti per l'invito a lei e al presidente francese di rivedersi presto a Roma . ''Noi auguriamo al nuovo presidente del consiglio pieno successo per un lavoro non semplice e lo sosteniamo''.
Il premier si è detto poi "pienamente d'accordo sulla necessità che una volta definite le regole queste vengano applicate senza guardare in faccia ai Paesi grandi e piccoli, vecchi o nuovi per evitare trattative politiche sul rispetto della legge". "Buona parte della perduta credibilità del patto di stabilità è dovuta al fatto che quando Germania e Francia nel 2013 stavano andando in conflitto con quel patto i due governi di quel tempo, con la complicità del governo italiano, sono passati sopra queste indicazioni. E' stato un grosso errore, riconosciuto da tutti. All'epoca io mi battei perché la Commissione denunciasse il Consiglio di fronte alla Corte di giustizia".
Sullo sfondo del 'mini-summit', il 'no' sempre più ostinato di Berlino agli eurobond. La posizioni della Germania su questo punto, ha precisato la Merkel, non cambia. "Non si tratta di un dare e di un avere -ha detto- ci sono dei punti deboli nella costruzione dell'Eurozona, non abbiamo una Unione politica e questi punti deboli devono essere superati". Pertanto, ha sottolineato, "la mia posizione rispetto a ieri non è cambiata", dal momento che "siamo lontanissimi dall'avere una politica delle entrate e delle uscite comune, ogni Paese ha un proprio bilancio".
All'interno di "una solida unione fiscale", sostiene Monti, anche gli "stability bond potrebbero dare un contributo". "Dobbiamo andare verso una unione fiscale se vogliamo dare stabilità radicale all'eurozona -ha detto il presidente del Consiglio-. Questo richiede regole, meccanismi per l'applicazione sicura e credibile di regole. In questo contesto, molti altri temi si sdrammatizzano. Gli 'stabilty bond' potrebbero in questo contesto dare un contributo significativo. Tutto è possibile in una solida unione fiscale'', in mancanza di questa unione fiscale invece ''molte cose buone possono diventare pericolose, libere di vagare nel cielo".
Pieno sostegno a Monti anche dal Commissario Ue responsabile del Mercato interno e i Servizi Michel Barnier in visita ufficiale a Roma fino a domani. "Ha la determinazione e la disciplina che servono all'Italia" ha detto nel corso del suo intervento in commissione congiunta al Senato. "Auspico il successo del suo governo" ha auspicato, spiegando di avere "una grande vicinanza" con il premier italiano con cui è stato insieme in Commissione europea negli anni passati. Ha definito poi gli eurobond come "un'idea giusta e logica se c'è lo stesso mercato e la stessa moneta". Ma, ha aggiunto, "il presupposto per gli eurobond è un maggiore coordinamento di bilancio ed economico" tra i Paesi della zona euro.
Prima di volare a Strasburgo in mattinata il presidente del Consiglio, Mario Monti, si era autosospeso dalla carica di Presidente della Bocconi, incarico che ricopre dal 1994. Le funzioni di presidente per questo periodo vengono assunte dal vice presidente, Luigi Guatri. Nella storia della Bocconi l'unico caso di sospensione dalle funzioni di presidente risale al breve periodo in cui il senatore Giovanni Spadolini (presidente della Bocconi dal 1976 al 1994) aveva assunto l'incarico di ministro della Pubblica istruzione nel Governo Andreotti V (dal 20 marzo 1979 al 3 agosto 1979). Il senatore Spadolini aveva invece continuato ad esercitare le funzioni di presidente della Bocconi sia durante i due governi da lui presieduti (Spadolini I dal 28 giugno 1981 al 22 agosto 1982; Spadolini II dal 23 agosto 82 al 30 novembre 82) sia nel ruolo di Presidente del Senato (dal 24 aprile 1992 al 14 aprile 1994).Il senatore Spadolini era stato nominato senatore a vita il primo maggio 1991.
Monti, sempre su sua richiesta, è stato inoltre sospeso dalle funzioni di consigliere di amministrazione dell'Istituto Javotte Bocconi Manca di Villahermosa-Associazione Amici della Bocconi sempre per la durata del suo incarico di Presidente del Consiglio dei ministri.
Pubblicato da nunzio pannuti alle 12:57 Nessun commento:
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Jennifer Lopez alla ribalta


Dalla notizia del divorzio da Marc Anthony, è già passato qualche mese e, per fortuna, Jennifer Lopez è riuscita a riconquistare la serenità di un tempo, ripresentandosi sul palco in forma smagliante. La cantante, una tra le più ammirate in tutto il mondo, ha superato brillantemente il difficile momento familiare che ha recentemente vissuto e, probabilmente anche grazie all’amore del ballerino Casper Smart, è tornata a dominare il palcoscenico sfoggiando una forma più invidiabile che mai.
Chi credeva che il duro colpo infertole dal suo ex marito avrebbe avuto il potere di abbatterla, dovrà finalmente ricredersi. L’artista americana non ha perso nemmeno un punto del suo charme e, esibendosi in occasione degli American Music Awards 2011, non ha fatto altro che gridare al mondo la sua ritrovata serenità che, anche dal punto di vista della forma fisica, non ha fatto altro che giovarle.

Mentre star del calibro di Demi Moore si distruggono a causa di un amore finito, ce ne sono altre che continuano a vivere la propria vita nel migliore dei modi, soprattutto quando, dietro l’angolo, c’è ad attenderle un nuovo amore. Jenny, che si vocifera abbia appena iniziato una storia d’amore con un avvenente toyboy, non ha fatto altro che dimostrare la teoria secondo cui, quando sono innamorate le donne diventano anche più belle, e si è lasciata ammirare in tutto il suo splendore in occasione della celebre manifestazione musicale americana.

Vestita in maniera indescrivibilmente sexy, la Lopez ha ammaliato tutti i suoi fan che, per tutta la durata della sua esibizione, sono rimasti a guardarla, estasiati di fronte a tanto fascino. Dietro di lei, il suo presunto nuovo amore Casper che le ha fatto da spalla all’interno della coreografia scelta per dimostrare al mondo che, superato il triste momento legato al divorzio, J Lo è tornata a essere la donna di un tempo. A differenza di Christina Aguilera, ingrassata e irriconoscibile, la Lopez dimostra ancora di non avere rivali e lo fa con tutta lo stile che da sempre la contraddistingue. E chissà che il suo ex marito non stia rimpiangendo la scelta di lasciare libera una donna della sua portata.

            
Pubblicato da nunzio pannuti alle 02:36 Nessun commento:
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La fase Rem del sonno, ci allontana dai ricordi carichi di emozioni negative

Si dice che il tempo guarisca tutte le ferite. Ma secondo un gruppo di ricercatori dell’ Università della California di Berkeley il tempo che ci aiuta a superare un’esperienza dolorosa è quello che spendiamo sognando. E’ infatti la fase Rem del sonno, quella appunto in cui sogniamo con più frequenza, a bloccare la produzione di  sostanze neurochimiche legate allo stress e a spingere il nostro cervello a elaborare le esperienze emotive, allontanandoci quindi da ricordi troppo dolorosi.

Almeno questo è quello che gli scienziati hanno scoperto durante le loro ricerche, descritte in un articolo pubblicato sulla rivista Current Biology. I risultati, inoltre, offrono una spiegazione convincente del perché le persone che soffrono di disturbo da stress post-traumatico (Ptsd), come per esempio i veterani di guerra, hanno difficoltà a superare le esperienze dolorose e spesso soffrono di insonnia. Non solo. Queste ricerche ci aiutano a capire anche perchè sogniamo, un enigma su cui finora sono state fatte soltanto ipotesi.

“La fase del sogno, in base alla sua composizione neurochimica unica, è come una sorta di terapia durante la notte, un balsamo lenitivo che elimina la parte più dolorosa delle esperienze emotive del giorno precedente”
, ha detto Matthew Walker, docente associato di psicologia e neuroscienze all’ Università della California e autore principale dello studio.

Secondo lo scienziato, questa terapia notturna non agisce efficacemente nelle persone affette da Ptsd: non elaborando correttamente l’esperienza negativa durante il sonno, si ritrovano a soffrire ogni qualvolta un evento innesca uno di quei flashback dolorosi che ricordano il trauma.
 risultati dello studio offrono alcune interessanti intuizioni sulla funzione emotiva del sonno  Rapid Eye Movement (Rem) che in genere rappresenta il 20% delle ore di sonno di un essere umano sano. Studi precedenti sul cervello indicano che nelle persone affetti da disturbi dell’umore, come la depressione o Ptsd, le fasi del sonno vengono alterate. Da qui l’ipotesi che su queste persone il sonno  rigeneratore non avviene.

Nonostante queste scoperte, la funzione del sonno continua a rimanere un mistero. Tuttavia, Walker e il suo team di ricerca hanno chiarito alcuni punti oscuri che collegano il sonno all’apprendimento, alla memoria e alla regolazione dell’umore. “Durante il sonno Rem, i ricordi vengono riattivati, messi in prospettiva, collegati e integrati, ma in uno stato in cui vengono soppresse le sostanze neurochimiche dello stress”, ha detto Els van der Helm, altro autore dello studio.

Per arrivare a queste conclusioni gli scienziati hanno coinvolto nello studio 35 giovani adulti in buona salute. I soggetti sono stati divisi in due gruppi e a ciascuno di loro è stato chiesto di guardare 150 immagini emotive a 12 ore di distanza l’una dall’altra, mentre i ricercatori hanno misurato la loro attività cerebrale tramite una risonanza magnetica.
Pubblicato da nunzio pannuti alle 02:21 Nessun commento:
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mercoledì 23 novembre 2011

Prestava la moglie all’amico: arrestati entrambi per violenza sessuale

MATERA - Con l'accusa di violenza sessuale continuata e di maltrattamenti in famiglia nei confronti di una casalinga di 36 anni, di Stigliano (Matera), ripetutamente picchiata e «concessa» all'amico, i carabinieri hanno arrestato due uomini di 36 e 41 anni, il marito e l'altro uomo che avrebbe abusato della donna.
I militari sono intervenuti dopo una telefonata della donna, la notte scorsa: è stata medicata in ospedale e la prognosi sulla sua guarigione è in via di definizione.
Ha chiesto aiuto dopo che, avvenuta la violenza, era rimasta sola nella camera da letto della casa, trovata in stato di degrado: in altre stanze, dormivano due bambini, i figli della coppia.
La donna ha denunciato una serie di violenze e abusi sessuali anche di gruppo, a partire dal luglio scorso: in diverse occasioni, è stata anche picchiata dal marito (sia quest'ultimo sia il suo amico hanno precedenti per reati contro il patrimonio). L'inchiesta è coordinata dal pm di Matera, Annunziata Cazzetta.
Pubblicato da nunzio pannuti alle 09:34 Nessun commento:
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Al processo Ruby: Clooney e Cristiano Ronaldo testimoni

Cosa hanno in comune George Clooney e Cristiano Ronaldo? Apparentemente niente: il primo fa l’attore, il secondo il calciatore di successo.
Entrambi però dovranno testimoniare all’interno del processo Ruby con l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che dovrà difendersi dalle accuse di sfruttamento della prostituzione minorile per le ormai tristemente famose feste di Arcore a cui prese parte anche l’allora minorenne Karima El Maroug, conosciuta da tutti come Ruby Rubacuori.




George Clooney e Cristiano Ronaldo non saranno comunque gli unici testimoni Vip chiamati in Tribunale: la lista è lunghissima (comprende oltre duecento nomi tra personaggi famosi e non) e vede anche personaggi noti che in qualche modo sono stati tirati in ballo lungo le indagini portate avanti dagli inquirenti. Elisabetta Canalis, Belen Rodriguez, Aida Yespica e Barbara D’Urso sono soltanto alcuni esempi di coloro che dovranno testimoniare nel processo cominciato a Milano lo scorso 6 aprile.
Il calciatore Cristiano Ronaldo fu tirato in ballo, a suo tempo, dalla stessa Ruby che dichiarò di avere passato una notte con l’ala del Real Madrid che a fine prestazione le consegnò 4mila euro in contanti. La testimonianza di CR7, dunque, servirà per capire l’attendibilità delle affermazioni della marocchina. George Clonney, invece, sarà chiamato a testimoniare per essere stato presente ad una delle feste “incriminate” organizzate dall’ex premier Silvio Berlusconi ad Arcore.
Tra le persone citate in aula ci sono anche le parlamentari Daniela Santanchè e Maria Rosaria Rossi oltre gli ex Ministro Mariastella Gelmini, Mara Carfagna e Franco Frattini.

Pubblicato da nunzio pannuti alle 09:21 Nessun commento:
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La crisi colpisce duramente anche i lavoratori interinali

In tre anni sono oltre 130mila i lavoratori che hanno perso il posto

La crisi economica che ha investito l'Italia negli ultimi tre anni ha lasciato sul campo oltre 130mila lavoratori interinali, registrando per la prima volta una flessione di questa tipologia contrattuale da quando è stata introdotta nel 1997 con il pacchetto Treu. A rilevarlo è uno studio dell'Ires-Cgil, dal titolo "Gli atipici interinali".

Entrando nel dettaglio dello studio si nota come dopo il progressivo incremento che ha portato il numero di lavoratori interinali da 24.880 unità nel 1998 alle 582.168 del 2007, la crescita abbia bruscamente frenato facendo calare il numero di interinali a 449.411 nel 2010, pari a 132.757 unità in meno rispetto al 2007. I dati dimostrano come l'evoluzione del lavoro interinale vada in "perfetta sincronia rispetto al ciclo produttivo e di conseguenza del Pil", rileva lo studio dell'istituto di ricerche della Cgil nel sottolineare come il pesante passo indietro del lavoro interinale si sia registrato soprattutto nel 2009, quando il Pil è calato del -5,1%.

A fronte della caduta del prodotto interno lordo, il numero di lavoratori interinali che avevano svolto almeno un giorno di missione in un anno (gli assicurati netti rilevati da fonti Inail) è crollato contestualmente passando dagli oltre 580mila del 2008 a 398.716 unità, pari cioè ad un flessione di circa il 38% (oltre 180 mila unità in meno). Di conseguenza nel 2010, con una leggera ripresa del Pil, anche il lavoro interinale ha registrato una crescita rispetto all'anno precedente ma su valori ancora molto al di sotto rispetto al 2008: gli assicurati netti sono saliti a circa 450 mila, per un +12,7% rispetto al 2009. Considerando invece gli occupati interinali equivalenti a tempo pieno, nel 2009 con 151.723 unità si è scesi al di sotto dei livelli del 2005, quando se ne contavano 155.028, con una riduzione del -33,4% rispetto al 2008. Quest'ultimo è stato l'anno in cui il trend crescente registrato dal 1998 - quando erano appena 2.800 gli equivalenti full-time del comparto - aveva portato l'indicatore a sfiorare le 230.000 unità.

Secondo la ricerca, quindi, "a parte una quota residuale di lavoro interinale impiegato in settori 'a-ciclici', ovvero l'8% in istruzione, pubblica amministrazione e sanità, la gran parte dell'occupazione interinale interessa comparti che risentono fortemente dell'andamento del ciclo economico: oltre il 70% interessa l'industria manifatturiera e il commercio all'ingrosso". Il motivo si ritrova nel fatto, precisa lo studio dell'Ires, che "l'estrema flessibilità garantita da questa modalità di lavoro è il principale motivo per il quale questa forma contrattuale trova largo impiego nei comparti che risentono maggiormente dell'andamento della produzione". La conferma dell' "allineamento perfetto" tra lavoro interinale e andamento del ciclo economico, si legge nel crollo che la crisi ha determinato nell'occupazione interinale pari al -25% nel 2008, rispetto alla flessione dell'1,5% riscontrata per l'occupazione complessiva. In fase di ripresa, invece, il 2010 si è chiuso con un incremento del 9,6% dell'occupazione interinale (occupati mediamente ogni mese), mentre l'occupazione complessiva continuava ancora a diminuire (-0,6%).

Il lavoro interinale ha dimostrato quindi di essere "altamente flessibile" ma, allo stesso tempo, è stato durante la crisi ancora più esposto al rischio di precarietà.
Pubblicato da nunzio pannuti alle 09:16 Nessun commento:
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Pensioni, stretta su invalidità e reversibilità

Saranno rivisti i criteri legati ai parametri Pil e speranza di vita


Gli interventi sulla previdenza interesseranno pure l’invalidità e la reversibilità. Le ipotesi di lavoro che sta mettendo a punto il ministro Elsa Fornero prevede alcuni aggiustamenti a quanto previsto dalla delega assistenziale attualmente all’esame parlamentare. Saranno previsti criteri più rigorosi per l’attribuzione delle invalidità, con eventuali riduzioni degli assegni nei confronti di chi gode già di altri trattamenti previdenziali.

Sul fronte della reversibilità una novità è prevista a partire da gennaio, ovvero una stretta per i casi in cui il matrimonio “con il dante causa sia stato contratto” con soggetti di età superiore a 70 anni e la “differenza tra coniugi sia superiore a venti anni”. La stretta s concentrerà sui cosiddetti coefficienti di trasformazione, che calcolano l’entità e il diritto all’assegno in funzione del genere, delle aspettative di vita e del Prodotto interno lordo.

I dossier Fornero potrebbe prevedere l’anticipo al 2012 del meccanismo sull’aggancio alla speranza di vita, immediato innalzamento della soglia di vecchiaia delle lavoratrici private e possibile blocco di un anno delle finestre di uscita dei pensionamenti. Tra le ipotesi anche un contributo di solidarietà sui fondi speciali Inps.
Per la riforma vera e propria – quella, per intenderci, che porterà il contributivo per tutti – si dovrà attendere il confronto con le parti sociali. Intanto arriva una proposta bipartisan (dal Pdl al Pd) sull’introduzione di un meccanismo flessibile di uscite da 62 a 69 anni, con incentivi e disincentivi.
Pubblicato da nunzio pannuti alle 09:14 Nessun commento:
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martedì 22 novembre 2011

Contratto a termine legittimo?

Contratto a termine legittimo?

| Nov 21, 2011 |

Dopo un’attesa di quasi un anno, è stata finalmente data risposta ai numerosi sospetti di legittimità sollevati nei confronti del sistema indennitario introdotto dalla Legge 4 novembre 2010, n. 183 (c.d. “Collegato Lavoro”) per i contratti a termine.
Con la sentenza in commento, infatti, la Corte ha respinto tutte le questioni di costituzionalità sollevate con riferimento all’articolo 32, commi 5, 6 e 7 della predetta legge, prima dal Tribunale di Trani con ordinanza del 20 dicembre 2010 e poi dalla Corte di Cassazione con ordinanza del 28 gennaio 2011.
In primis, si evidenzia come l’articolo 32, comma 5 della citata legge stabilisce che nel caso di conversione di un precedente contratto a tempo determinato in contratto a tempo indeterminato il lavoratore ha diritto a una indennità onnicomprensiva nella misura compresa tra le 2,5 e le 12 mensilità, oltre ovviamente alla riammissione in servizio.
Il sistema previgente assicurava, invece, al lavoratore un’indennità risarcitoria pari alle retribuzioni perdurate quanto meno dalla data di messa in mora sino alla effettiva ripresa dell’attività lavorativa; così come strutturato, l’ammontare del risarcimento era strettamente connesso alla durata del processo e andava a coprire l’intero periodo in cui il lavoratore era rimasto privo di occupazione.
A sostegno della legittimità del nuovo sistema indennitario, la Corte chiarisce come il risarcimento forfettizzato va a integrare la garanzia della conversione del contratto di lavoro a termine in contratto a tempo indeterminato, definita dalla stessa Corte come la “protezione più intensa che possa essere riconosciuta a un lavoratore precario”. Inoltre, viene precisato come la suddetta indennità copra soltanto il periodo “intermedio” ovvero quello che decorre dalla scadenza del termine fino alla sentenza che accerta la nullità di esso e dichiara la conversione del rapporto.
Da ultimo, la Corte specifica come il nuovo regime risarcitorio preveda la sanzione anche nell’ipotesi in cui vi è stata una reale mancanza di danno, per avere il lavoratore prontamente trovato una nuova occupazione lavorativa.
In ragione di ciò, appare chiaro come il nuovo sistema indennitario, oltre che legittimo, è da considerarsi “sostitutivo” e non “aggiuntivo” rispetto a quello previgente, come sancito dal Tribunale di Busto Arsizio con sentenza del 29 novembre 2010, n. 528 e paventato, altresì, da una parte della dottrina.
Secondo la Corte Costituzionale, infatti, la normativa in oggetto realizza un “equo componimento dei contrapposti interessi” in quanto da un lato garantisce al lavoratore la conversione del rapporto unitamente a una indennità che gli è sempre dovuta e, dall’altro, assicura al datore di lavoro la predeterminazione del risarcimento del danno.
Infine, si segnala brevemente come la Corte Costituzionale abbia dichiarato la legittimità dell’articolo 32, comma 6 della Legge 183/2010 che riduce alla metà il limite massimo dell’indennità fissata dal comma 5, in caso di accordi stipulati con le organizzazioni sindacali con riferimento all’assorbimento del personale e, da ultimo, la legittimità del comma 7 per non sussistenza di contrasto con la normativa CEDU, il quale prevede l’efficacia retroattiva della norma ai soli commi 5 e 6 (e, dunque, la conseguente riferibilità del nuovo sistema indennitario a tutti i giudizi anche pendenti).

Avv. Michele Bignami
Coordinatore del Dipartimento di Diritto del Lavoro
NCTM – Studio Legale Associato
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"Sarah è stata strangolata da Cosima e Sabrina con assoluta certezza".


L'omicidio di Sarah Scazzi è stato compiuto "in un arco temporale non superiore ai dieci minuti quando con assoluta certezza Sarah era in compagnia di Cosima e Sabrina", ed è quindi "chiaro che lo strangolamento di Sarah era opera delle due donne".
Lo scrivono il procuratore aggiunto di Taranto, Pietro Argentino, e il sostituto procuratore Mariano Buccoliero in una memoria di 71 pagine depositata al Tribunale del Riesame nella la discussione sull'ordinanza di custodia cautelare per omicidio e sequestro di persona emessa nei confronti di Cosima Serrano e della figlia Sabrina Misseri il 26 maggio scorso. L'ordinanza, poi confermata dal Riesame, su ricorso dei legali delle due imputate (ieri sono state rinviate a giudizio proprio con queste accuse), era stata annullata con rinvio dalla Cassazione per una serie di motivi, tra i quali la carenza di gravi indizi di colpevolezza. Sabrina, è scritto nella memoria, aveva «un movente forte (la gelosia per Ivano Russo, ndr) e in tal senso riconosciuto anche dalla Suprema Corte; Cosima, altrettanto, avendo condiviso quel movente di cui era perfettamente al corrente", come emergerebbe dall'interrogatorio di Cosima del 6 ottobre 2010

"UCCISA SENZA OPPORRE RESISTENZA" - "La povera Sarah è stata uccisa senza opporre alcuna resistenza", come emerge dalla consulenza del medico legale Luigi Strada. Lo scrive la Procura di Taranto nella memoria depositata al Tribunale del Riesame che oggi discute l'ordinanza di custodia cautelare del 26 maggio scorso contro Cosima e Sabrina annullata con rinvio dalla Cassazione. "Uno strangolamento solitario - è scritto nella memoria - avrebbe consentito certamente alla vittima il pieno movimento di mani e piedi che nel caso di Sarah non vi è stato. Nessun segno di reazione. L'unica spiegazione possibile era che Sarah era stata bloccata da due persone. Una la teneva e l'altra la strangolava".
TUTTI A PROCESSO, ANCHE ZIO MICHELE - Sono nove i rinvii a giudizio decisi dal Giudice delle udienze preliminari, Pompeo Carriere, nell'ambito dell'inchiesta sull'omicidio di Sarah Scazzi, la quindicenne di Avetrana uccisa il 26 agosto del 2010. Cosima Serrano e la figlia Sabrina - entrambe in carcere a Taranto - saranno chiamate a rispondere di omicidio, Michele Misseri di concorso in soppressione di cadavere. Tra gli altri sei imputati a vario titolo anche Carmine Misseri, fratello di Michele, e il nipote di quest'ultimo, Cosimo Cosma. Assolti invece i tre avvocati che avevano chiesto il rito abbreviato: Luca Mongelli, Emilia Velletri e Francesco De Cristofaro. "
I LEGALI DELLA FAMIGLIA SCAZZI - Siamo soddisfatti, è emerso che Sabrina e Cosima non dicono la verità e ora bisognerà capire perché, altrimenti lo ricostruiremo attraverso il processo", ha spiegato Nicodemo Gentile, legale, insieme all'avvocato Walter Biscotti, della famiglia di Sarah. "Sapevo che sarebbe finita cosi' e che sarebbero rimaste in carcere. Mi sento in colpa", ha dichiarato Michele Misseri, padre di Sabrina e marito di Cosima, presente oggi a Palazzo di Giustizia: l'uomo, ancora una volta, dopo le tante versioni fornite nel corso dell'inchiesta, si e' attribuito la piena responsabilita' dell'accaduto. Secondo lui ci sarebbe stato un errore di interpretazione per quanto riguarda l'intercettazione telefonica relativa a un colloquio con l'altra figlia Valentina nel corso del quale l'imputato avrebbe detto in dialetto "cosa sta nascondendo Sabrina?". La moglie, in uno dei tanti incontri gli ha detto "Ti perdono se dici la verità. Altrimenti ci separiamo", "ma io la verita' l'ho detta - ha giurato Misseri - e' quella". Soddisfazione per l'assoluzione dei tre legali è stata espressa invece dall'Unione delle camere penali: "Ora l'accusa di patrocinio infedele a carico di un difensore che segue una linea sgradita all'accusa e' caduta per mano del giudice".
Ma "sbaglierebbe chi pensasse di cavarsela dicendo 'c'è un giudice a Berlino', perché rimane la valenza intimidatoria di improvvide iniziative del genere, cosi' come l'atteggiamento culturale che ad esse inevitabilmente conduce". Il corpo di Sarah fu trovato a ottobre, un mese e mezzo dopo la sua scomparsa, in un pozzo nelle campagne di Avetrana e a indicarlo fu proprio Michele nel corso dell'interrogatorio in cui si attribui' la responsabilita' del delitto. La prima udienza del processo e' stata fissata per il 10 gennaio  
Pubblicato da nunzio pannuti alle 09:07 Nessun commento:
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Caso Garlasco, chiesti 30 anni per Stasi.

Spunta un sms tra Alberto e un amico nel giallo sull'omicidio di Chiara Poggi uccisa a Garlasco il 13 agosto 2007. Nell'aula della seconda sezione penale della Corte d'Appello di Milano, dove è in corso il processo a porte chiuse contro Alberto Stasi accusato del delitto, il sostituto procuratore Laura Barbaini ha parlato di un sms che l'imputato ha inviato alle 2 di notte, tra l'11 e il 12 agosto 2007, a un amico in vacanza al mare. Un sms poi cancellato da entrambi e che risale a 31 ore prima dell'omicidio di Chiara ma che secondo l'accusa "segnala un'emergenza". Non solo: l'accusa cambia di nuovo l'orario del decesso e lo colloca tra le 9.12 e le 9.35 del 13 agosto 2007. Nella requisitoria-bis del processo di primo grado, invece, i pm avevano sostenuto che l'omicidio della 26enne fosse avvenuto nella seconda parte della mattinata. Oggi, invece, l'accusa torna a sostenere quanto ritiene la parte civile cioè che Chiara è morto poco dopo le 9.
Trent'anni di carcere per omicidio aggravato dalla crudeltà. E' questa la condanna chiesta dal sostituto procuratore generale di Milano, Laura Barbaini, al termine della requisitoria nel processo d'appello. La stessa pena era stata domandata in primo grado dai Pm di Vigevano, ma il Gup, Stefano Vitelli, aveva assolto col rito abbreviato l'ex studente bocconiano. Nel corso della requisitoria, il Pg ha ammesso che "non c'è movente" per questo delitto.
Intanto il sostituto procuratore generale di Milano, Laura Barbaini, ha chiesto nuovi esami sulle macchie di sangue della vittima trovate sul pavimento di casa Poggi, teatro dell'omicidio. La rappresentante della pubblica accusa chiede dunque ai giudici di disporre nuovi accertamenti per chiarire uno dei punti piu' oscuri della vicenda, come Stasi abbia potuto non sporcarsi le suole delle scarpe che indossava il giorno del crimine camminando sul pavimento dell'abitazione di Chiara. In particolare, il Pg ha chiesto nuovi studi sulla possibilita' di essiccarsi di queste macchie. Inoltre, Barbaini, nel chiedere di rinnovare il dibattimento, ha sollecitato nuovi accertamenti sui due gradini sui quali fu trovato il corpo riverso della vittima.

Non ha invece chiesto la ripetizione della perizia sul computer di Alberto, al quale l'ex studente ha sempre detto di aver lavorato, a casa sua, mentre la fidanzata veniva uccisa. Neppure, contrariamente a quanto previsto, il Pg ha domandato di riascoltare in aula la telefonata al 118 con la quale l'imputato annunciava di aver trovato la compagna morta. Secondo la ricostruzione dell'accusa, il delitto si sarebbe consumato tra le 9:12 e le 9:35, e poi Stasi sarebbe tornato a casa propria creandosi l'alibi del computer. La prova piu' significativa della sua colpevolezza consisterebbe nelle tracce di Dna di Chiara trovate sui pedali di una bicicletta bordeax che i carabinieri hanno sequestrato al giovane durante le indagini. Barbaini ha invece spiegato che non è possibile individiare un movente e che questo non puo' essere consistito nelle immagini pedopornografiche trovate nel computer di Stasi, che non possono essere state visionate da Chiara, in quanto "non fruibili".
STASI UTILIZZO' DUE BICICLETTE IL GIORNO DEL DELITTO - Lo ha sostenuto il pg Laura Barbaini. Una, di colore nero, che "non gli fu inspiegabilmente sequestrata", con la quale si reco' a casa di Chiara e la uccise. Poi torno' nella sua abitazione, a poche centinaia di metri da villa Poggi, e quindi ando' nel magazzino del padre dove lascio' questa bici nera. Si diresse quindi a casa sua a piedi e prese una seconda bici, di colore bordeaux, che poi gli fu sequestrata, con la quale ando' a gettare l'arma e i vestiti sporchi di sangue. Sui pedali di questa bici fu trovato, secondo il pg, dna di Chiara, prova che a commettere il delitto fu Stasi.
Pubblicato da nunzio pannuti alle 09:01 Nessun commento:
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Maccastorna: quando l’energia arriva dai pomodori


 
 
Sicuramente nessuno prima d’ora ha sentito il nome Maccastorna, quello del paese più piccolo della provincia di Lodi, che però si sta dimostrando come un grande esempio per il futuro di molti altri paesi, più o meno grandi, nel campo dell’energia pulita.

Il comune di Maccastorna è davvero molto piccolo, conta solamente 67 abitanti e adesso sta per lanciare un progetto, che partirà dall’inverno dell’anno prossimo, in grado di integrare l’energia pulita e l’industria alimentare, creando un binomio perfetto e soprattutto innovativo nel campo della produzione di energia, un esempio assolutamente green.
L’imprenditore agricolo Antonio Biancanti è l’ideatore di questa importante iniziativa, che ha come scopo quello di sfruttare le biomasse, quindi tutti i residui agricoli, gli scarti delle industrie agro-alimentari. Biancardi, imprenditore ed amministratore delegato della Solana S.p.A., produrrà energia grazie agli scarti dei pomodori. L’azienda, infatti, ne lavora duecento tonnellate all’anno: i residui derivati dalla loro lavorazione, insieme a trinciato di mais e a liquami bovini aiuteranno l’intero paese a riscaldarsi, producendo energia pulita.
Quali sono i vantaggi derivanti da questo particolare progetto? Prima di tutto, il problema dello smaltimento dei rifiuti si riduce notevolmente, dall’energia ricavata gli edifici potranno essere riscaldati senza emissioni inquinanti, i costi per lo smaltimento si trasformano così in una risorsa preziosa. A trarne beneficio sarà l’intero paese di Maccastorna, tutti potranno beneficiare di questo tipo di riscaldamento, ricorda molto il progetto partito in Svezia attraverso lo smaltimento dei rifiuti provenienti dalla Campania.
All’inizio, tuttavia, il progetto sarà esteso solamente agli edifici aziendali e solamente dopo comprenderà anche tutti gli altri edifici. Il progetto è stato presentato proprio quest’anno nell’ambito della manifestazione Bio Energy Italia: oltre a valorizzare gli scarti della produzione agricola e non mancheranno nemmeno i guadagni. Il progetto Maccastorna dimostra ancora una volta la volontà dell’Italia di occuparsi di energie rinnovabili e di diventare un Paese green, se la formula dovesse estendersi a comuni più grandi, ci sarebbero molti meno costi e più benefici, per i cittadini e per l’ambiente.
Pubblicato da nunzio pannuti alle 05:10 Nessun commento:
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La giornata numero 16 del camionato di serie B si completa con un pareggio

NEI PIANI ALTI VINCONO SOLO PESCARA E VERONA.

Albinoleffe-Reggina è finita 1-1 ed ha così mandato in archivio la giornata numero 16 di Serie Bwin. Una giornata in cui sorride il Pescara, reduce dal successo interno sul Gubbio. La squadra di Zeman è a quota 32, a -3 dal Torino (0-0 a Crotone) e quindi si candida seriamente alla promozione in serie A.
Sassuolo e Brescia perdono l’occasione di guadagnare punti preziosi e pareggiano, mentre il Padova si suicida contro il Grosseto: una sconfitta pesantissima, anche perché con i 3 punti la squadra di Dal Canto avrebbe recuperato terreno su Pescara e Sassuolo.
Applausi all’Hellas Verona che vince 3-1 a Empoli e aggancia proprio Padova (a 28 c’è anche la Reggina). Soffre ancora la Sampdoria: Iachini non riesce a tornare da Bari con i 3 punti, nonostante la superiorità numerica.
Veniamo alla zona playout: per l’Empoli (che ha cambiato nuovamente tecnico, panchina adesso a Carboni è notte fonda, l’Ascoli spera in un miracolo dopo il colpo (immeritato) di Livorno mentre Nocerina, Juve Stabia, Modena (Bergodi esonerato), Vicenza, Crotone e Albinoleffe conquistano un punto.
Pubblicato da nunzio pannuti alle 05:05 Nessun commento:
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Ici, Imu, Res e rivalutazioni: vecchie e nuove parole nei progetti di riforma fiscale per la casa

Torna l'Ici sulla prima casa, aumentano le rendite catastali e debuttano due nuove imposte, l'Imu e la Res. Ecco le probabili novità fiscali per gli immobili

Non siamo certo alla stangata greca con un'imposta patrimoniale su tutti gli immobili di 10 euro al metro quadro da pagare con la bolletta della luce, pena il taglio della fornitura. La situazione italiana non è quella dei cugini ellenici, ma sicuramente le misure che il neo-governo Monti dovrà introdurre non saranno leggere. E la casa tornerà al centro delle attenzioni del fisco. Anche l'abitazione principale, esonerata dall'Ici dal precedente governo per ragioni essenzialmente elettorali. "Una anomalia italiana", come ha ricordato lo stesso Monti nel discorso di investitura, un lusso che con l'attuale situazione dei conti pubblici non possiamo più permetterci.

Anche se siamo ancora nel campo delle ipotesi, ecco quelle che con tutta probabilità saranno le nuove colonne del fisco sugli immobili.

Ici sulla prima casa
La reintroduzione dell'Ici sull'abitazione principale è un'ipotesi più che probabile. Con la sua abolizione i comuni avevano visto ridursi drasticamente la loro principale fonte di entrate (esenti quasi 20 milioni di abitazioni) e il federalismo municipale rischia ora di dar loro il colpo di grazia. Il ritorno dell'Ici sarebbe una bella boccata d'ossigeno: si stima un gettito di 3-4 miliardi di euro.

Rispetto alla vecchia Ici, però, la nuova imposta comunale avrebbe una novità sostanziale: la progressività. Stando alle dichiarazioni di Monti, la percentuale di prelievo potrebbe variare in base al valore dell'immobile.

Imu

Ma l'Ici a breve cederà il passo all'Imu, l'imposta municipale unica, introdotta già dalla scorso governo col federalismo fiscale. La nuova imposta debutterà in anticipo sul previsto, nel 2013, salvo ulteriori accelerazioni, e sostituirà sia l'Ici che l'Irpef sui redditi fondiari oggi pagata dai proprietari di seconde case sfitte. Ma avrà un peso maggiore: escludendo la prima casa, l'Imu sconterà un'aliquota più alta della media Ici: si parla del 7,6 per mille aumentabile fino al 10,6 (attualmente l'Ici è in media del 6,4 per mille).
Rivalutazione delle rendite catastali
Un'altra fonte di gettito consistente potrebbe essere l'aumento delle rendite catastali, cioè la base per il calcolo del valore degli immobili ai fini fiscali. Le rendite sono ferme al 1996 (con la legge 662 che le aumentava del 5% rispetto al 1988). Per avvicinare i valori fiscali a quelli reali, cioè di mercato (che si stima 3 volte e mezzo più alti), si ipotizza una rivalutazione delle rendite del 10% o anche del 20%. L'aumento di gettito sarebbe rispettivamente di 4,7 o 6 miliardi di euro.

Res

L'ultima carta (per ora) del nuovo fisco immobiliare si chiama Res - anche conosciuta come service tax - ed è il tributo sui rifiuti e i servizi locali che dovrebbe essere pagato da tutti i residenti nel comune a prescindere dalla proprietà dell'immobile (quindi anche per chi è in affitto). Proprio per questa ragione - cioè per evitare sperequazioni con i proprietari che avendo anche l'Imu si troverebbero un carico fiscale eccessivo - l'entrata in vigore della Res dovrebbe ridurre l'aliquota Imu.
Pubblicato da nunzio pannuti alle 00:41 Nessun commento:
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